domenica 13 settembre 2015

Svegliatemi… quando settembre è finito

Vi sono suicidi invisibili. Si rimane in vita per pura diplomazia, si beve, si mangia, si cammina. Gli altri ci cascano sempre, ma noi sappiamo, con un riso interno, che si sbagliano, che siamo morti.
G. Bufalino



Settembre è un mese strano, è quel mese in cui tutto sembra ricominciare, dopo essersi sfaldato durante l’estate. È quel mese che guardi con fiducia, perché sembra promettere con il suo arrivo un lampo di novità, di freschezza. Tutte le cose ricominciano a settembre, l’anno accademico, la programmazione televisiva, il campionato di calcio.
Eppure siamo quasi alla metà di settembre e io sono ancora nella stessa posizione di partenza, alla fine, con la corsa che è al penultimo giro e la sensazione di aver sprecato ancora tempo.

E allora? Non lo so, continuo a rigirarmi nel letto, con quell’odiosa sensazione di non aver vissuto davvero, la voglia di fare, mille progetti, schemi e varianti e alla fine mi rigiro con i miei libri in mano e quel fottuto senso di impotenza.



giovedì 27 agosto 2015

Come un pezzo di ceramica

Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci di ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero.
G. Leopardi



Mi sento come un pezzo di ceramica, resistente, resiliente, un biomateriale sotto molti aspetti, capace di adattarsi al luogo in cui viene posto, ma che basta un colpo ben assestato per distruggerlo. Ecco se proprio dovessi paragonarmi a qualcosa mi paragonerei ad un vaso di ceramica, che viste le fattezze mi rappresenta al meglio. Sono intrinsecamente fragile, un osso che cresce e si sviluppa, crea la sua colonia, ma basta un niente, una caduta, per rompere.
Nonostante mi sia abituata a tante cose, nonostante abbia anche afferrato il concetto che non posso e non devo starmi a crogiolare nell’autocommiserazione, pure credo di non essere capace di uscire da quel circolo vizioso che mi avviluppa i pensieri.

Oggi riflettevo su quanto poco basti per distruggere un equilibrio fatto di consuetudini, che ad ogni azione corrisponde una reazione, quella terza legge della dinamica che arriva a mordere la coda di ogni passo, in qualsiasi direzione. Ed è più facile far del male che far del bene, che noi siamo prima di tutto degli egoisti, che ci muove, che ci spinge ad arraffare un pezzo di felicità imprevista e fuggevole. Eppure mi guardo intorno e vedo solo una crudeltà gratuita, un istinto ad urtare il prossimo e a privarlo di quella chance alla felicità che ostinatamente si va cercando. Ed è assurdo fermarsi a questo stato di inciviltà che ci priva del nostro essere animali dotati di intelligenza. Si tratta sempre di una guerra spietata, un odio feroce, un istinto ignobile. L’umanità a volte fa davvero schifo.


Vaso di ceramica cretese

martedì 18 agosto 2015

Ogni lacrima è una goccia che sana il terreno su cui cammino

“Just... isn't giving up allowed sometimes? Isn't it okay to say, ‘This really hurts, so I’m going to stop trying’?”
“It sets a dangerous precedent.”
“For avoiding pain?”
“For avoiding life.”
Fangirl, Rainbow Rowell



A volte è dura, tutto, anche i gesti più semplici e inconsulti. E ti guardi intorno e vedi lo sfacelo che ci circonda, quella sensazione di essere in guerra anche quando apparentemente non lo si è. E niente sono due mesi, e la mancanza è un vuoto atroce, quell’assenza che deriva dalla presenza costante, che ti lascia in uno stato catatonico costante. E ok vai avanti con la tua vita, fai progetti, cerchi di non pensare, ma il vuoto esiste. E quello stare immobile di fronte  ai confini del mondo debilita più di un attivismo acceso e costante.

Ogni lacrima è una goccia che sana il terreno su cui cammino.








martedì 28 luglio 2015

Un fottutissimo giorno qualunque

“I DON'T CARE!" Harry yelled at them, snatching up a lunascope and throwing it into the fireplace. "I'VE HAD ENOUGH, I'VE SEEN ENOUGH, I WANT OUT, I WANT IT TO END, I DON'T CARE ANYMORE!"
"You do care," said Dumbledore. He had not flinched or made a single move to stop Harry demolishing his office. His expression was calm, almost detached. "You care so much you feel as though you will bleed to death with the pain of it.”
J.K. Rowling, Harry Potter and the Order of the Phoenix



Certi giorni iniziano a cavolo e finiscono anche peggio, certi giorni sono terribili, vorresti solo avvolgerli da capo e buttarli via. Oggi è un giorno molto triste per me, un giorno qualunque che si è trasformato in tragedia, e ancora non riesco a capacitarmene, ancora stento a credere a quella mezz’ora che ha cambiato di nuovo, irrimediabilmente, per sempre, l’assetto della nostra famiglia.
E sono incazzata perché non è giusto, perché è tutto una merda, perché non sarebbe dovuta finire così, perché mi sento responsabile. Perché doveva essere un giorno qualunque, e invece è diventato un giorno schifoso.





venerdì 24 luglio 2015

#NESSUNASCUSA

A volte devi uscire dal tuo piccolo mondo annaspando e ritrovarti a riflettere su fatti che vanno oltre te, ma che in effetti riguardano anche te. Sono una ragazza di ventisei anni, e necessariamente devo fare i conti con un mondo ancora perversamente costituito da contraddizioni maschiliste e patriarcali, in cui un giudice, finisce per considerare irrilevante la denuncia di una ragazza di uno stupro di gruppo perché disinibita, libera, con una propria sessualità che non era repressa ma vissuta con la spensieratezza di chi sta bene nella propria pelle, e non ha bisogno di nascondersi dietro nessun falso perbenismo. Se leggete la sentenza di assoluzione in appello dei sei accusati per stupro di gruppo vi si accappona la pelle, con l’indomita declinazione della responsabilità sulla donna, che si era ubriaca ma consenziente, che non si è difesa abbastanza, che non si è lasciata prendere la mano da niente. Non voglio neanche commentare, perché d’altronde non ho gli strumenti per farlo, e altri hanno posto l’attenzione su ciò che è più raccapricciante quello che voglio fare è unire la mia voce al coro, prendere questo post e far risuonare lo sdegno che mi avvolge leggendo fatti che non dovrebbero far parte del nostro quotidiano.
Mi rifiuto di pensare che sia così facile mettere a tacere una ragazza, che ha vissuto un calvario fatto di scrutini minuziosi alla sua psiche, mentre gli accusati venivano strenuamente difesi dalle famiglie ben pensanti, incapaci di  riconoscere che i loro figli, cresciuti nel loro seno, erano colpevoli di un tale abominio. Che si differenzia che loro sono italiani, come se la loro nazionalità li proteggesse dall’accusa, come se il colore della loro pelle e il luogo in cui sono nati cancellassero la colpa, colpa di un reato, che ha distrutto la vita di tante donne, che sono state ingiustamente tacciate di essere “zoccole” perché hanno “invitato” l’uomo a mettere loro le mani addosso.
Io non lo so cosa a provato la ragazza di Firenze, né le tante altre prima e dopo di lei che hanno vissuto un tale orrore. Non lo so, e con un certo egoismo, spero di non provarlo mai, ma che si manchi in una tale misura di RISPETTO a una donna che è stata violentata mi riempie di raccapriccio. “Si è trattato di un raptus”, “era ubriaco”, “era malato”, “era geloso”, “lei si è messa una minigonna”, “lei aveva una scollatura pazzesca”, “lei ha ammiccato”, “lei ha accettato un drink”, “lei non ha ubbidito”. Lei, lui, accuse, recriminazioni, incertezze, luoghi comuni. È ora di finirsela, è ora che l’uomo che compie atti di violenza paghi le conseguenze dei suoi gesti, è ora che una donna  sia libera di girare con pantaloncini inguinali, trucco vistoso e tacchi alti senza la riprovevole accusa di essere “una facile”, “una che ci sta”. È ora che il “NO” di una donna, urlato o sussurrato in preda alla paura, sia accettato per quello che è, un “NO” ad un atto che se non consensuale è VIOLENZA.
Non possono esserci scuse ad un atto del genere, non possono cadere l’educazione, il rispetto, il sostegno ad una donna lesa nella propria intimità, qualsiasi sia il suo credo, la sua età, la sua personalità, il suo modo di fare, il suo modo di abbigliarsi.
Poi leggi una lettera del genere e ti rendi conto che lei, lei quella ragazza, è stata violentata due volte, e nessuno, nessuno, nessuno potrà restituirle quello che ha perso, quello di cui l’hanno privata: il suo diritto a dire no, il suo diritto di denunciare l’atto, il suo diritto a vedere giustizia fatta.
E allora mi sembra doveroso, in un qualche modo, far sentire il sostengo a chi come quella ragazza, si è vista privare di tutto. Mi sembra necessario far sentire la voce di chi crede che non esistono giustificazioni allo stupro, che chi viola una donna o uomo, che insomma chi fa violenza deve pagare, in un mondo in cui la giustizia funziona a dovere. E allora mi unisco alla foto petizione di Rete della Conoscenza contro ogni tipo di stereotipo e discriminazione, contro quelle dicerie e pregiudizi che condizionano la nostra società. Per un mondo migliore, perché non esiste #NESSUNA SCUSA. 


Al milionesimo selfie non riuscito ci ho rinunciato.
Sorry so che volevate vedere il mio faccione!

lunedì 13 luglio 2015

Summer is the time to cry

Questo per me è sempre stato un periodo attivissimo, in cui non avevo mai tempo per fare un tubo, ma sempre con l’entusiasmo di dedicarmi ad attività speciali, ricche, emozioni pazzesche, incontri. E studio, si perché la sessione estiva, ad ingegneria, chiudeva il 30 luglio. A volte il 2 agosto mi aggiravo ancora per i corridoi della facoltà invocando dei sconosciuti ai più e imprecando in tutte le lingue del mondo, reduce dall’ultimo tour de force realizzato di notte, con le occhiaie che arrivavano ai piedi e qualche argomento saltato a piè pari.
Anche l’anno scorso avevo così tante cose da fare, che arrancavo come non mai, ingozzandomi di torta con la mia coinquilina mentre mandavo giù a memoria nozioni di RF o facevo girare come un’invasata Abaqus, con quelle protesi JC e SR che sembravano finalmente girare, anche con i legamenti che facevano le biffe. Non mancavano gli “stronzo” lanciati al tipo del laboratorio di fronte, che faceva finta di lavorare ad un trabiccolo per misure microscopiche, e un pomeriggio che ho passato ad insultarlo passandogli giraviti e commentando il nostro futuro incerto. Ah che bei ricordi. La cosa bella era che lui mi dava corda e il nostro battibeccare era diventato fonte di intrattenimento per l’intero Beams, con il tifo di JC per lo stronzo, con quel “She deserves it” che mi è rimasto impresso più di qualsiasi altra cosa. Che poi, alla fin fine tanto stronzo non era, quel poveretto, che una volta che siamo usciti da soli (si poi è andato a scoparsi la sua vicina di casa spagnola meh!) che mi ero ostinata ad andare a “Bruxelles Les bains”, è venuto giù questo mondo e quell’altro, mi si è rotto l’ombrello, mi ha protetto dallo scroscio d’acqua più grosso mai visto e non  me lo ha MAI rinfacciato. Che c’entrava… ah di, se lo sapessi.






Mi mancano tantissimo tutte le mie estati precedenti, perché questa, nonostante il mio adorato blog e tanti libri, è tristemente vuota, segnata, per lo più dalla grande perdita di number. So… life sucks. Datemi un lavoro.

giovedì 9 luglio 2015

Memories

Certe volte ci ritroviamo a fissarci su delle immense cretinate, quelle cose che sembrano apparentemente inutili e invece, per noi, significano il mondo. Altre volte invece, non siamo abbastanza passionali, arriviamo a sfuggire a noi stessi, troppo spaventati dalle conseguenze. Non capisco perché in effetti non sono in grado di scappare da me stessa e dalla mia vita, ma sono ancora fondamentalmente legata a quelle stronzate che mi rivoltano lo stomaco, anche quando non significano più nulla. Quei fottuti ricordi continuano a strapparmi il cervello, la vita, l’anima.