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sabato 26 settembre 2015

Autumn is on the way

The first of many autumn rains smelled smoky, like a doused campsite fire, as if the ground itself had been aflame during those hot summer months. It smelled like burnt piles of collected leaves, the cough of a newly revived chimney, roasted chestnuts, the scent of a man's hands after hours spent in a wood shop.
The Strange and Beautiful Sorrows of Ava Lavender ― Leslye Walton



Oggi ho fatto una di quelle lavatrici squallide, con l’intimo, i calzini spaiati rimasti sul fondo del contenitore porta panni sporchi e tutti quegli shorts, vestitini e altri capi d’abbigliamento che fanno tipicamente estate vissuta sul terrazzo e che mi hanno comunicato definitivamente che l’estate è finita. Come se ancora non lo avessi capito con il freddo che tira, la felpa già indossata e quel profumo d’autunno che serpeggia nei vicoli, con l’umidità che trasuda dai mattoni color biscotto e la condensa sui vetri della finestra. Con quel vago senso di claustrofobia, acceso dal vino rosso e dalle caldarroste e dall’odore della torta di mele che arriva dal forno acceso.
E sembra tutto perso, tutto che si addormenta, andando in letargo, trascinandosi i ricordi dell’estate e la freschezza delle ciliegie mature e quel brio che accompagna la partenza, irrimediabile come solo una nevicata a novembre.



Fuori dalla finestra, due giorni fa

giovedì 27 agosto 2015

Come un pezzo di ceramica

Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci di ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero.
G. Leopardi



Mi sento come un pezzo di ceramica, resistente, resiliente, un biomateriale sotto molti aspetti, capace di adattarsi al luogo in cui viene posto, ma che basta un colpo ben assestato per distruggerlo. Ecco se proprio dovessi paragonarmi a qualcosa mi paragonerei ad un vaso di ceramica, che viste le fattezze mi rappresenta al meglio. Sono intrinsecamente fragile, un osso che cresce e si sviluppa, crea la sua colonia, ma basta un niente, una caduta, per rompere.
Nonostante mi sia abituata a tante cose, nonostante abbia anche afferrato il concetto che non posso e non devo starmi a crogiolare nell’autocommiserazione, pure credo di non essere capace di uscire da quel circolo vizioso che mi avviluppa i pensieri.

Oggi riflettevo su quanto poco basti per distruggere un equilibrio fatto di consuetudini, che ad ogni azione corrisponde una reazione, quella terza legge della dinamica che arriva a mordere la coda di ogni passo, in qualsiasi direzione. Ed è più facile far del male che far del bene, che noi siamo prima di tutto degli egoisti, che ci muove, che ci spinge ad arraffare un pezzo di felicità imprevista e fuggevole. Eppure mi guardo intorno e vedo solo una crudeltà gratuita, un istinto ad urtare il prossimo e a privarlo di quella chance alla felicità che ostinatamente si va cercando. Ed è assurdo fermarsi a questo stato di inciviltà che ci priva del nostro essere animali dotati di intelligenza. Si tratta sempre di una guerra spietata, un odio feroce, un istinto ignobile. L’umanità a volte fa davvero schifo.


Vaso di ceramica cretese

sabato 23 maggio 2015

Di grasso e altri problemi

Io a Bruxelles fuori una pasticceria, con dei cioccolatini,
la mia borsetta Carpisa preferita XD


Ok non pensavo minimamente di aggiornare questo blog così spesso, ma diciamocelo, ci ho preso gusto, perché adoro ciarlare e visto che mi piace ascoltare il tono della mia voce, mi ritrovo a scrivere più spesso di quello che pensavo.
Mi ricollego direttamente alla recensione che ho postato oggi di Fat Girl Walking di Brittany Gibbons, e che mi ha vista direttamente protagonista. Ho deciso di leggere “Fat Girl Walking” per due motivi: il primo è che mi hanno invitato a partecipare a questo tour direttamente i pubblicisti di HarperCollins con cui collaboro assiduamente da più di un anno e io adoro questa casa editrice. Il secondo è che questo libro tratta tematiche a me molto care, perché anche io sono sempre stata la “fat girl” della mia classe sia alle medie che al liceo e gli anni delle scuole medie sono stati i più traumatici della mia vita. Mi sono identificata così tanto con Brittany Gibbons durante la lettura che sono andata a vedere il suo blog, che non conoscevo e ho apprezzato tantissimo quello che fa. E insomma è un ottimo esempio per il progetto de #LePrincipesseSiSalvanoDaSole. Insomma un libro che parla di donne e problemi veri delle donne. 
Non è facile parlare di sovrappeso. Questo perché il sovrappeso racchiude in sé molti altri problemi. La vergogna e lo stigma di essere la persona più grossa della tua classe, del tuo posto di lavoro, della tua università, della tua famiglia, evolve sempre in scarsa autostima e paranoia. Ho vissuto e vivo gli stessi dubbi di Brittany, che vive i complessi meccanismi di ansia e imbarazzo che avvolgono l’esistenza di una persona che si sente fuori posto in qualsiasi situazione. Eppure quella sensazione di mero imbarazzo, l’awkwardness che caratterizza ogni passo di una persona che si confronta con un mondo il cui standard è una modella taglia 40, spesso sottopeso, prima o poi scompare. Perché quando ci si accetta per quello che si è, pregi e difetti, le cose migliorano, si stazionano, ci si rende conto che è possibile essere sereni nella propria pelle. È vero che se al proprio fianco non si hanno dei modelli in grado di aiutare non solo ad accettarsi ma a vivere bene, è molto più complicato crescere in maniera sana. Ma il bullismo, le prese in giro, la discriminazione, che viene anche dall’essere scelti sempre per ultimi negli sport di squadra (true story) alimenta un mostro, che vive dentro di sé e che prima o poi scoppia. Certi episodi sono drammatici, soprattutto nella mente di chi non riesce ad accettarsi. Quando ero alle medie uno degli insulti ricorrenti che ricevevo era "Balena", ma anche il classico "Palla di Lardo" non mancava. Io ho sempre avuto i libri in cui rifugiarmi, avevo un gruppo di amici che più o meno mi accettava, a discapito del mio peso corporeo, eppure ho sempre vissuto il confronto con gli altri in maniera negativa. Andare nei negozi e non trovare la taglia del vestito che vuoi è sempre un duro colpo per la tua autostima. 
È un circolo vizioso, soprattutto per chi usa il cibo come arma e come difesa, quella fame nervosa, quel ricorrere al cibo per stare meglio, per sedare il dolore che attanaglia le viscere. E' sempre stato il mio sistema di default. Stavo male? Vai di dolcetto. Qualcuno mi prendeva in giro? Mangiare era la soluzione. 

Al momento sto bene, sono serena, so che non sarò mai una taglia 40, ma non mi sembra che sia questo l'obiettivo di una vita. Quando si cresce, si elimina un po' quella sensazione di essere fuori del gruppo, che mi sono portata dietro, e la sostanza non è più l'esteriorità. Quello che conta sono i propri sentimenti, quello che si costruisce in sé, quel mero disincanto che viene dallo scoprire che il mondo non è il liceo e la comunità in cui si è cresciuti, ma è davvero una distesa sterminata di strade e volontà. Si capisce anche che in fondo l'opinione degli altri non conta nulla, che ciò che conta è solo la propria opinione. E non si è mai soli. Ci sono altre persone che lottano con gli stessi problemi, che hanno la stessa tristezza cronica e la stessa perturbazione dii fronte agli insulti e la prepotenza degli altri. Credo che il dialogo sia fondamentale, che riconoscersi, sia importante. Non bisogna nascondersi dietro trucchi, suggestioni o paure. Ognuno è perfetto, a modo suo. 


Io ad Anversa, in tutto il mio splendore
da chubby girl!