lunedì 5 febbraio 2018

Awkward heart

Ci si perde, facilmente, e la paura mi dilania. Di nuovo, come sempre, bloccata in un limbo disperata. Dopo una settimana da sogno in una delle mie città preferite, quella romantica Praga che nasconde innumerevoli segreti, mi ritrovo ancora una volta dilaniata da sentimenti contrastanti. Da un lato la normalità di ambire ad una persona che non avrò mai, perché ehi sta con un altra, e nonostante sorrisi e occhiate infuocate, che a questo punto immagino solo io, dall’altro l’entusiasmo per un uomo appena incontrato e che probabilmente non sentirò e non vedrò mai più. E in definitiva ancora e sempre limbo. 
E poi, e poi c’è quel senso di inadeguatezza che non mi abbandona mai. Il rimpianto di non aver fatto una telefonata quando serviva e la consapevolezza di una perdita, il lutto mal digerito per una donna che era come una nonna, anche con tutti i difetti di una vecchiaia solitaria e inimmaginabile. Al supermercato ho visto lo zucchero a velo che usava lei, che una volta mi aveva mandato a comprare alla coop per fare l’unica torta che le riusciva bene, e sono scoppiata in lacrime alla cassa. Basta talmente poco per destabilizzarci, basta un niente per cadere in un mondo di improvvisa irrealtà. Il 16 gennaio sembra così lontano eppure è così vicino. 





giovedì 14 dicembre 2017

Di solito...

Di solito quando sto male tendo a scrivere, a sfogare su carta la mia tristezza cronica, la mia incapacità di essere incisiva, l’inconcretezza di tempi persi, di sguardi assenti, di emozioni volatilizzate. Di solito quando subisco qualche delusione e mi ritrovo preda di spasmi ingrati, mi rifugio nella carta, nelle storie degli altri, nelle vicissitudini di personaggi fantastici, inventati, che si trovano solo tra righe dimenticate. Di solito quando non riesco più a trovare la via, quando mi ritrovo a pensare di aver sbagliato tutto, di non aver compreso a fondo i miei errori, dove ho commesso un passo falso, mi precipito tra i fogli virtuali di questo spazio, che mi è sempre calzato bene, a dispetto di tutto. 
Se di solito funziona così, questa volta non va, non ingrana, non è sufficiente, questa volta non riesco a scrivere neanche una riga, perché farlo presuppone forza di volontà, non riesco neanche a capire cosa sto facendo della mia vita, figurarsi leggere un libro, dopo due righe ho perso qualsiasi tipo di concentrazione per fissare il vuoto del muro di fronte a me, o il mio riflesso in un finestrino appannato dalla pioggia, o nella finestra dove si acculuma la neve. E pensare di aggiornare questo blog un atto che al momento è quanto di più lontano ci sia. Ho provato effettivamente a scrivere una recensione, ma il foglio bianco, con solo il titolo e la citazione e la trama (di cui ho fatto copia e in colla) mi fissano con le loro pretese ingiustificate, la loro incapacità di comprendere il fatto che mi sento spenta, sfibrata, privata di qualsiasi idea guizzante. 
Perciò si, sto male, non capisco neanche cosa ci sia nella mia testa al momento e abbandonarmi a dell’ingiustificato crogiolamento nella polvere la scelta più saggia che ci sia. Almeno per me, almeno per oggi. 




venerdì 8 dicembre 2017

Ed era già troppo tardi

Una mano che vaga sulla schiena.
Cosce che strusciano sotto il tavolo.
Dita che involontariamente si sfiorano.
Brividi che devi nascondere.
Fissare un avambraccio piegato sullo schienale della tua sedia, mentre il suo sguardo fissa lo schermo. 
Poi guardarsi un attimo, sorridersi, gli occhi che si cercano. 
E pensare inevitabilmente di scappare, perché salvarsi è l'unica cosa che conta.



Ho perso, è l'unica cosa che posso riconoscere in questo baratro che è la mia vita. Ho riconosciuto i sintomi, sapevo quanto avrebbe fatto male, e li ho ignorati, pensando che prima o poi se ne sarebbe andato da solo. Ma è impossibile, anche quando dovrebbe essere passato il periodo di incubazione, anche quando ti saresti dovuta essere liberata di quel maledetto virus, ecco che questo ricompare, ti morde le viscere, ti induce a mettere ordine, a calpestare i tuoi sentimenti.  E cosa resta da fare?
Otto dicembre, il freddo brucia le ossa, ingloba il dolore, spreca le possibilità e ti lascia a terra con la solitudine che ti sgretola il cuore. E cosa resta? Niente solo i filamenti di quello che credevi possibile, che pensavi, osavi, osavi sperare. 
È così una lenta agonia che si dirama da quelle occhiate rubate, da quei tocchi brevi ma incandescenti, da quei momenti in cui ci guardiamo negli occhi, ci fissiamo con una certa intensità in cui il tempo sembra sospeso, cristallizzato. Ogni giorno una pugnalata, una risata isterica che risuona ad un passo, i gesti dibattuti, l’intenzione soppressa, la voglia inghiottita, insieme all’istinto di allungare la mano. E quel tempo che si allontana, la sensazione di aver perso la propria sanità mentale, i momenti in cui insieme contro il mondo, anche quello che sembra rubato dalla quotidianità. Scene che sono stampate nei tuoi occhi, che lì, di fronte a te, si consumano destinando all’oblio quella sensazione di bruciante attrazione. Perdere è fin troppo facile, quando ti aggrappi senza forze ad una vana speranza. Brucia con la scottatura del dolore mai suturato a dovere. Anche quando duole come una frattura nei giorni di pioggia. Mi blocco a guardare il fermo immagine dei nostri ricordi condivisi, delle nostre emozioni immaginate, di quello che avremmo potuto essere e non saremo mai. 
E allora non c'è molto da concludere, con le lacrime che scivolano, verso un istante che non ci appartiene più. Vederti, appannaggio di un'altra, di chi forse comprende più di me, forse è più di me, più intensa, più vera, più vicina, più bella, più aggraziata, più pronta a perdersi. 
Perché in fondo è sempre la stessa storia, e non è neppure tanto bella. 




venerdì 18 agosto 2017

Vecchie cicatrici, nuovi dolori

Ti aspetti altri colori che emergono dal sottosuolo di una vita a metà, te ne rendi conto quando l’appannaggio dei tuoi passi stanchi si catapulta nell’indissolubile allegria di me che cedo, di me che mi nascondo dietro facili costumi, dietro la certezza che l’istante in cui chiuderò gli occhi, sarà anche quello in cui avrò perduto tutto. Me lo immagino il mio sorriso spento, a nascondere gli effetti del devasto, della scoperta che qualunque tentativo abbia concepito nella mia mente, si sarebbe scontrato contro l’inevitabile, la perdita, il disincanto, la falsa partenza. Te lo immagini il destino crudele di immergerti in parole abusate, in gesti inconsueti, in immagini che inevitabilmente si perdono nei confini sfumati dell’attrazione? Beh ci sono passaggi accidentati, avvicinamenti fortuiti che alla fine non si concretizzano in niente, se non in frustrazione, incoscienza, tentativi mancati di felicità. 



martedì 18 luglio 2017

Incompatibilità

Incompatibilità
Sviluppata sugli strascichi del rifiuto
generalizzata nell'odio
cementata dalla perdita di coscienza
generalmente ripudiata,
persa quando si frantuma
la fiducia sfrangiata
l'odore che inasprito dall'odio
soffoca, ottunde, annebbia.

Crudeltà
perpetrata ai danni dei feriti
infervorata dalla perdita
persa e ritrovata nei meandri dell'infelicità
che indiscutibilmente non è indispensabile
mentre il tormento sottomette
l'incuria e la perdita.

domenica 18 giugno 2017

Girasoli

In questo momento sono sdraiata sul letto del mio monolocale di Torino, con la radio accesa, Gli anni di Annie Ernaux finito questo pomeriggio abbandonato accanto a me, e mi è capitata per caso una foto sotto gli occhi e mi ha acceso dentro una malinconia struggente, una tale sensazione di tristezza, una mancanza terribile per le mie colline, che in questo periodo sono gialle, piene di girasoli, immerse nel calore di un giugno infinito e caldo, che girando lo sguardo in lungo e in largo mi lascia intrepida e solerte, perché quelle colline sono casa, anche a distanza di centinaia di chilometri, anche quando la tua vita sembra costruita in un'altra città.





giovedì 23 marzo 2017

Drinking... maybe is the answer

Annuncio la dipartita con gioiosi trilli di campane
Nevica sulle colline di illuminata speranza 
Nega la coscienza che risuona senza sosta, 
Annegata nella irriverente risata di chi si perde nelle tortuose vicissitudini
Chiare risuonano le note del violoncello lasciato nell'ombra
Ha perso le schegge di intrepido valore 
Inerpica sul versante verdeggiante e sbiadito di parole tormentate
Acerbe come il frutto generato dall'odio di mille atti impuri
Ripugnante come le coltri abbandonate dopo gesti affrettati
Affranta dimentica anche le ultime tremule lacrime che solcano il patio.