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venerdì 5 febbraio 2016

AAA Cercasi casa a…

Pensavo che sarebbe stato tutto incredibilmente facile e invece sembra esserci un imprevisto ad ogni piè sospinto. Quando mi hanno detto “Si ok, sei dentro, ti prendiamo” immaginavo che tutto si sarebbe incastrato a meraviglia, con la certezza che poi si yeah vado a Firenze, Firenze è figa, mi troverò bene. E invece no, no cavolo, devo andare due settimane a Milano e trovare un appoggio è quanto di più complicato ci sia. Ma insomma, insomma, sta per iniziare una nuova avventura. Finalmente sarò una donna *coffcoff* in carriera *coffcoff*. Eppure non sono serena, anche se la realizzazione professionale, ben lontana e dal mio corso di studi, e dalle mie inclinazioni originali, sembra sempre più vicina, pure vivo costellata da mille dubbi amletici, dalla consapevolezza che no, no, non sarò all’altezza. E questa è la mia condizione quotidiana, perché i dubbi non riesco a decapitarli, restano lì. Una coda di lucertola che sembra vivere di vita propria e continua a perseguitarmi.



Sono a casa da qualche giorno e già mi manca la mia indipendenza, la routine che avevo creato ad Ariano, quel misto di fatica e costernazione che dilagava e si contorceva. Quel miscuglio di noia per la neve, entusiasmo per ogni iniziativa, sottolineato costantemente da “Righe”, cristallizzato in una pessima esibizione a cappella di “Come deve andare” degli 883 e generata dall’inquietudini generazionali di altri trenta giovani come me.
Speriamo che vada tutto bene…




Tutto va come deve andare
O perlomeno così dicono
Tutto va come deve andare
O perlomeno me lo auguro


lunedì 19 ottobre 2015

Pagine di un diario sepolto…




Respirare diventa sempre più difficile. Camminare implica la contrazione di troppi muscoli che spesso e volentieri si sono atrofizzati per il troppo rimanere immobili. Gesti che sembravano comuni e facilmente replicabili si scontrano contro una quotidianità pericolosa e intransigente che consuma pagine grigie e commozioni violente, scoppi di grida e torrenti di lacrime.
Cede sempre un nuovo passo all’orizzonte che resta immobile e irraggiungibile condensato in una linea rosso sangue, un taglio netto e doloroso che continua a bruciare quando toccato. Niente è come sembra, solo attimi infuocati che si consumano spietati nell’ora che tramonta instabile. Gente insaziabile che gira per le strade immonde e bugie luccicanti di vergogna tra vecchi edifici pericolanti.  Crollare, bruciare, essere irraggiungibili come dentro un alito incartapecorito dal disuso, quando il vento sembra dimenticare tutto.
Gente che tracima gli argini costruiti con precisione maniacale intorno al cuore, fragile muscolo che si può spezzare con una facilità disarmante anche più di una volta nell’arco dell’esistenza umana. Un pugno che gli si stringe attorno e lo distrugge con una precisione da chirurgo.

A volte così la solitudine diventa l’unica compagna possibile per proteggersi da pensieri inconcludenti e scintille crudeli. Spazi troppo vasti per essere contenuti dietro mattoni di cera, si aprono dietro cavalli che non si fermano e volute di fumo simmetriche. Generano rancori e ire irrichieste, schiamazzi di vita in un limbo di aberrazioni insorte dietro esseri divergenti, che si allontano dalla massa spietata di bugie già raccontate ma riproposte con una nuova maschera e il vestito della festa. Serie osservazioni con un paio di forbici che segano la notte fluida e incolore.