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venerdì 27 maggio 2016

Certe sere piovigginose penso troppo

Sto pensando a quanto sia cambiata la mia vita nell’arco di pochi mesi, di come inevitabilmente mi sia dovuta adattare alla nuova situazione senza colpo ferire, perché in fondo la vita è così, una girandola di eventi da gestire come ti arrivano addosso. Eppure è tutto così sospeso. Fare piani a lungo termine è impossibile, è come cercare di trattenere l’acqua tra le mani per berla, alla bocca arriva giusto una goccia di tutta quella che vorresti tracannare.
Alti e bassi, gesti che si ripercuotono e altri che sfuggono e io mi ritrovo in mezzo, sospinta in più direzioni, a cercare di tirare le fila in mezzo ai lupi, che ululano maligni e incandescenti, spietati e certi, in mezzo ai flutti della tempesta. Da un lato la vita lavorativa è ricca e piena, dall’altro la solitudine mi attanaglia il cuore, spaventandomi con i suoi artigli affilati. Fa paura questa attesa incresciosa, è pericolosa per la mia salute mentale questo essere sempre a metà tra un posto ed un altro. Come fai ad accettare un cammino segnato dall’incertezza? Ti adatti, ci si abitua. Ci si abitua a tutto, anche al dolore sordo che batte contro le costole tutto il giorno.
La vita è questo una continua tensione verso il meglio che si spegne a contatto con il freddo gelido della realtà che schiaffeggia. Eppure sono in una città bella e ricca di arte e storia, mi sono allontanata dalle mie adorate colline tiepide nella campagna marchigiana, cristallizzate dalla mentalità della piccola gente, incantevoli nella loro maestosità dismessa. Fremo con la mia attività di consulente in cui sono stata catapultata. Eppure non sono tranquilla, le lacrime punzecchiano. E si tende, tende, tende, tende per non precipitare.  





martedì 8 marzo 2016

I am no man... buona festa della donna a me

Pensavo che non ci sarebbe stato posto per me o che comunque sarei rimasta a fissare il vetro fuori dalla stanza in cui mi trovo senza un vero scopo, con addosso la disarmante consapevolezza di non essere buona a nulla, che in qualche modo la mia presenza sarebbe stata solo ingombrante, una di quelle di cui liberarsi il più presto possibile. Sono arrivata e sono già stata risucchiata nel lavoro. Sono arrivata da un giorno e già ho presentato qualcosa di utile, sono qui da due giorni e già ho dato il mio contributo. E per un'insicura cronica come me, che si lascia abbattere da qualsiasi dubbio esistenziale sentirsi dire "che non possono portarti via, che ci servi" è qualcosa di talmente tanto importante, di talmente tanto impossibile che proprio non riesco a capacitarmene. No perché davvero io? Ma siete sicuri? No perché mi sa che avete ricevuto qualche colpo in testa. 
Ed oggi, in una giornata tale, in cui sono stata anche lodata con il capo del mio capo (il pezzone grosso con cui ho fatto il colloquio) non posso che gioirne. Che magari è solo per oggi, magari già domani farò qualche cavolata, ma per oggi me lo strappa un sorriso, giusto per oggi un pochino soddisfatta di me lo posso essere. E forse è solo oggi, ma forse lo sarà anche in futuro. Spero solo di essere all'altezza. Spero solo di non fare cazzate. Spero solo di non farmi mangiare dai dubbi. 



sabato 26 dicembre 2015

Fulgido pensiero ininterrotto

“It’s just... everything. There are too many people. And I don’t fit in. I don’t know how to be. Nothing that I’m good at is the sort of thing that matters there. Being smart doesn't matter—and being good with words. And when those things do matter, it’s only because people want something from me. Not because they want me.” 
Fangirl ― Rainbow Rowell



Ho solo frammenti di vita intorno a me, scintille inconsistenti. Attesa, quel fulgido pensiero ininterrotto che sedimenta.  Non la sento l’atmosfera tipica dei giorni di festa, quel senso di pienezza che arriva da una tavola imbandita, i pasti chiassosi con i parenti, la gioia di scambiarsi doni. Ma si sa, il Grinch mi fa un baffo, io con il Natale non ci vado molto d’accordo. Fiero membro del #TeamAntiDecori, credo di poter affermare con certezza che quest’anno il clamore di questa festa non l’ho percepito. Sarà che mia sorella è lontana, sarà che fino all’ultimo ho combattuto tra test e consegne. Sapevo che la situazione sarebbe cambiata, perché tutto cambia, inevitabilmente, quando si iniziano percorsi nuovi. Ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato così devastante. Non avrei mai immaginato che avrebbe fagocitato tutto il mio tempo libero. Eppure è così. E quando non ho consegne asfissianti, dormo. Perché il sonno è prezioso. O leggo quelle dieci pagine di cui necessito come l’aria, perché lo ammetto, senza leggere proprio non ci so stare.  Ma la vita è anche questo, accettare ciò che viene, impegnarsi fino in fondo e andare avanti  senza fermarsi. 

domenica 25 ottobre 2015

Insicurezza cronica, instabile sicurezza


Sono una persona che rifugge tutto anche e soprattutto i complimenti, che non riesce ad essere obiettiva con sé stessa, che si perde nei meandri delle sue argomentazioni mentali che iniziano per lo più con  “Ma io non…”. Questo mi pone sempre in un atteggiamento dimesso e poco concorrenziale. Quando si tratta di “vendersi”, nell’accezione in cui bisogna mettersi in mostra, sottolineando i  punti di forza della propria personalità e delle proprie capacità, per me diventa una lenta agonia, un annaspare alla ricerca di un appiglio. Davvero sembro incapace di esaltare tratti di me senza cadere in comportamenti repulsivi e/o offensivi. Sono il classico esempio del predico bene e razzolo male, anzi malissimo. Quando si tratta di essere incisivi io devo essere spronata. Anche se in generale basta iniziare, trovare la giusta motivazione. Alla fine sono in ritardo, ma arrivo, faticando e sbuffando come un toro nella corrida, ma porto a casa qualcosa. Perché sono cocciuta e tignosa e se mi decido arrivo alla fine. Sono anche quella dell’ultimo secondo. Quella che si iscrive a qualcosa ad un giorno dalla chiusura dei bandi, che se non ha l’adrenalina a fior di pelle non mette il turbo, quella che vive l’attimo della consegna con l’ansia di non riuscire a finire. Sono un caso disperato. I migliori esami li ho sempre preparati a pochi giorni dalla data d’appello. Con lo stomaco sottosopra e l’idea fottutissima di non farcela. E nonostante ripensamenti e arresti, sono arrivata alla fine.
E tra un po’ inizio una nuova avventura. Ho la stanza sottosopra, valigie aperte ovunque e quella voglia di fuggire che mi gravita addosso. I miei non ci credevano neanche, mi hanno guardata come un’aliena sulla soglia di un viaggio intergalattico, perché in fondo io non sono nessuno e se non ci credono loro, chi deve crederci? Io, forse, con quel sentore di fallimento a pochi passi da me, quella congestione di paure e dubbi che non mi abbandona mai, quel profumo di sconfitta che mi si appiccica alla pelle, perché in fondo per un’insicura cronica come me diventa difficile il doppio lanciarsi senza paracadute. E se due anni fa mi dibattevo  nella consapevolezza di non riuscire ad ingranare in quei maledetti sei esami che mi mancavano, sempre a rigirarmi tra il malloppo di RF, e l’anno scorso  mi dibattevo nella depressione post-erasmus sfangando Micro e Nanoelettronica e gemendo con Compatibilità, quest’anno ho il beauty-case mezzo pieno con una lista di cose da portarmi e l’ansia di dover conoscere persone nuove, di nuovo, mettermi in gioco, sviluppare nuove competenze e magari finalmente uscire dall’apatia che mi circonda. 

Spero di avere ancora tempo per le mie passioni primarie, per quel passatempo che non è un gioco, ma l’ancora della mia sanità mentale in questi mesi, quel luogo virtuale che mi ha salvato in tanto tempo di inattività, che mother non capisce, neanche si sforza di afferrarne il peso e la portata e io ho smesso di cercare di spiegarmi. Perché tanto sono parole al vento. Io basto a me stessa. Io sono quella che sono. E se sono riuscita a infilare “Un uomo” della Fallaci in un colloquio di lavoro da ingegnere, con annessa discussione sul perché è uno dei miei libri preferiti, credo con una certa presunzione di poter fare qualsiasi cosa.