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lunedì 24 settembre 2018

Ti odio

Ti ho aspettato, con il mio bagaglio di dolore e incertezza. Ho fissato in silenzio la tua schiena allontanarsi nella sua direzione, con quella faccia da schiaffi, il sorriso impertinente, le battute sempre pronte. Ti ho osservato trasformarti in un altro, in uno con cui non ho niente da spartire, che continuo a scrutare da lontano con la speranza di ritrovarlo tra le pieghe della sua nuova esistenza. E poi improvvisamente te ne esci fuori con quegli sprazzi in cui sei sempre tu, con la spettacolarizzazione di ogni gesto, con la battuta sempre pronta, i sorrisi da sciogliere il cuore. Mi togli il respiro quando con la tua camminata dolente ti siedi accanto a me, quando mi batti il cinque e pretendi la mia opinione, quando fai di tutto per farti notare da me. E poi, quando alziamo la testa nello stesso momento e ci sorridiamo, quando vorrei urlarti contro, ma riesco solo ad abbozzare. 
La verità è che ti odio, ti odio, ti odio. Perché mi fai sentire sempre totalmente inadeguata, perché hai la capacità di disarmarmi, perché in fondo sei un manipolatore e sai dove far leva. 
E in definitiva mi ritrovo sempre ad assorbire la rabbia, la sfiducia, quel senso bruciante di delusione che mi dilania le viscere ogni volta che il mio sguardo cade su di te e mi rendo conto che è troppo tardi, ho pensato di nuovo a te. 

Ti odio.
Ti odio.
Ti odio.
Ti odio. 
Ti odio.





sabato 3 dicembre 2016

Quando pretendi che cresca l'erba voglio

La vita che consuma le ossa, genera istanti sospesi in mezzo alla tempesta, dimenticati dalle incongruenze che seminano dubbi. Generare l’empasse è un atto inconsapevole, ingestito nel mondo che sfinisce le più recondite possibilità, cede sotto i colpi della malasorte. 
Certe sere che arriva quel debilitante senso di nostalgia, quel pesante e ignobile vuoto a perdere, quella agghiacciante sensazione di nulla cosmico. L’insostenibile perdita di realtà virtuali che abbracciano la nostra stessa intensità. Perdo tutte le distanze, perdo il contatto con la realtà, dimentico l’inevitabile. 
Sto fissa in un punto, immobile, quanto incerta, debole quanto stanca, inafferrabile quanto esacerbata. Cerco conferme che non arrivano, abbracci che esistono solo nei miei sogni, desideri inespressi nella convoluzione della mia esistenza. Cerco energie perse, consumate nel vano tentativo di catturare desideri saltellanti. Cerco inevitabilmente altre vie di uscita, gesti che hanno altri significati, altre vite, altre esistenze. Pretendo attenzioni che non riceverò mai.